E' sin troppo facile provare tristezza
quando il cielo è rigonfio di nubi plumbee e
sta per riversare sotto di sè scrosci d'acqua
fredda e fuori stagione.
E' decisamente banale scambiare le gocce sul volto
per pianto soffocato o mai esibito
completamente.
Sono giorni pieni di grumi e di echimosi.
Ore solcate da stati d'animo menomati...
Ed il contatto di pelle con la pelle genera scintille .
E poco altro.
La vita di chi hai intorno come specchio della tua
sembra essere condannata ad andare in frantumi, per poi essere
reincollata, pronta al prossimo urto...
Lo strazio interno è latente, un urlo afono, privo di echi .
Dovremmo abituarci ?
Oppure smettere di provare pena, preoccupazioni e paure ...?
O continuare a camminare sotto la pioggia alla ricerca di un nuovo
raro incrocio di arcobaleni ...?
Forse l'ultima ...
(forse )

